SARONNO – “Il dibattito su presente e futuro dell’ospedale di Saronno si arricchisce di una nuova inedita proposta: collocare il presidio sotto la direzione di un’altra Asst. Due le ipotesi formulate: passaggio all’Asst Lariana, con l’Ospedale Sant’Anna, oppure con l’Asst Rhodense, con gli ospedali di Rho e Garbagnate Milanese”.

Inizia così la nota di Leonardo Calzeroni, ex candidato sindaco a Turate e da sempre in prima linea con proposte e riflessioni sul futuro dell’ospedale di piazzale Borella.

“Un dibattito che, innescato dal Presidente della Commissione Regionale Sanità, il leghista Emanuele Monti, conferma l’assenza di un piano industriale di rilancio per l’Ospedale di Saronno, diversamente da quanto sempre promesso dallo stesso Monti – rincara Calzeroni – Sulla situazione di criticità in cui versa il nostro ospedale oggi viene evidenziato un problema gestionale correlato alla difficoltà di reperire il personale. Sarà in parte anche vero, ma, a monte, in questi anni è mancata soprattutto una seria programmazione dei servizi sanitari che guardi ai bisogni del territorio, alla loro rilevazione e misurazione, alle dinamiche competitive di un mercato, quello sanitario, in cui spesso la differenza la fanno le scelte politiche sul sistema pubblico”

Il turatese vede una bocciatura al piano regionale, un capitolare di fronte alle conseguenze delle scelte passate: “Pensare, poi, che la soluzione per l’Ospedale di Saronno stia nella sua ricollocazione aziendale, significa che qualcosa nell’attuale modello di governance delle aziende sanitarie territoriali (Ats-Asst) non funziona, che la riforma sanitaria regionale del 2015 non ha funzionato.Un dibattito, questo, confinato ad una astratta cerchia di addetti al lavoro ma che, tuttavia, non penso appassioni le migliaia di persone, tra cittadini, operatori sanitari, medici e amministratori locali del saronnese, che si sono mobilitati per difendere l’ospedale del territorio”

Calzeroni chiosa tirando le somme sulle aspettative degli utenti dell’ospedale: “L’unica cosa che interessa sono le risposte concrete alla domanda di servizi socio sanitari territoriali, un ospedale che torni a funzionare come un tempo, liste d’attesa con tempi sostenibili e una medicina del territorio che ripristini una filiera di cura nella quale i medici di base non siano abbandonati a se stessi.
Interessa una presa in carico integrale dei pazienti cronici, che garantisca quelle prestazioni diagnostiche, specialistiche ed infermieristiche a domicilio, oggi inesistenti o del tutto insufficienti e la cui mancanza è una delle principali cause di affollamento dei pronti soccorso e dei reparti ospedalieri.
E tutto questo a prescindere dal falso problema di quale sia l’azienda socio sanitaria territoriale di riferimento.

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