SARONNO – Una nuova puntata dell’Abc in edizione natalizia, lo spazio dedicato alla politica. Il presidente del consiglio comunale, Pierluigi Gilli, è stato ospite della puntata di Capodanno per riflettere sul presente e sul futuro di Saronno.

Allora sei stato protagonista della vita della città di Saronno per tanti anni, l’hai seguita e vissuta con tanti ruoli diversi… cosa ci lascerà questo 2020, secondo te ha cambiato la nostra comunità?

La nostra comunità è cambiata molto. Forse per chi ha vissuto solo nel periodo della Repubblica e della democrazia ha iniziato a capire cosa sia la libertà. Il lockdown ha inciso profondamente sulla nostra popolazione, anche su di noi. La prima quarantena l’ho vissuta in maniera piuttosto tranquilla – forse per l’arrivo della bella stagione, la primavera. Questa seconda è stata molto più sofferta: dopo tanti mesi di lontananza dalle persone, si sente la mancanza dei rapporti sociali. In un certo qual modo, tenere le sedute del consiglio comunale tramite schermo è più semplice: le regole si fanno rispettare più facilmente. Ma non possono non mancare i rapporti personali: non ci si conosce solo come avversari politici, ma anche come persone ed entra in gioco la comprensione per l’aspetto umano.
Saronno vanta un altissimo tasso di associazionismo: ora, però, le associazioni sono tutte bloccate. Questo fa vivere il problema della solitudine: ci si sente soli anche in famiglia, vengono a mancare le relazioni sociali che sono il sale della vita.
Non ci mancano i viaggi eclatanti, ciò che manca è la normalità. Le fragilità che già c’erano, in questo modo, sono esplose. So che l’assessore ai servizi alla persona sta pensando uno sportello di assistenza psicologico.

Sfruttiamo un po’ a tua memoria storica per dedicare un momento di ricordo, anche di omaggio direi, ai saronnesi che non ci sono più. Penso ad autentici simboli della comunità saronnese nei diversi ambiti da Franco Tacchella a Sergio Giacometti.

Ha segnato Saronno, e tanto. Ho saputo della morte di qualche mio compagno di scuola, persone che non vedevo da anni – ma è naturale farsi coinvolgere da pensieri davvero difficili. Se penso a Sergio Giacometti ancora mi commuovo, è una persona che io non potrei mai dimenticare. Ricordo Tacchella quando gli diedi la civica benemerenza; don Ceriani, ricordo le sue prediche quando andavo a messa la domenica sera.
C’è la preoccupazione per la salute, ma anche della perdita di se stessi: noi siamo fatti anche di rapporti con gli altri. Quando arrivano a mancare persone con cui si ha avuto legami, fa impressione. Stiamo vivendo una guerra subdola, che c’è ma non si vede – si cerca di non pensarci, ma c’è.

Quando penso al 2020 io vedo sempre di un risveglio della gioventù saronnese. Come vedi questi giovani saronnesi, cosa si deve fare per sostenerli?

Ieri sera cercavo una bottiglia di vino in cantina e mi è caduto l’occhio su una molto vecchia, del 1991. Si è conservata, è buona. A tavola c’erano un paio di ragazzi, come consentito, e hanno detto: “Questa bottiglia è più vecchia di noi”. Perché la bottiglia era ancora buona? Perché è stata conservata bene e il contenuto era di qualità. La riflessione è che, se il vino è buono, va avanti. Anche se ha 30 anni – per un vino è tanto, per un ragazzo no. Ciò che conta è il vissuto. Quest’anno ho conosciuto tanti ragazzi a Saronno, durante una campagna elettorale vivace e di ragazzi ce n’erano tanti. Quelli della mia lista vedevo che incontravano quelli delle altre liste: tra loro c’era una certa facilità nel trovarsi e trovare qualcosa da condividere, cosa che ai miei tempi non era così agevolata. Questa cosa mi ha molto colpito: non c’è più un’appartenente ideologica che fa perdere il senso della compagnia con i coetanei. Questo è un bene.
Il fatto che ci siano ragazzi e ragazze che si stanno impegnando, anche nella politica, nelle associazioni, è qualcosa che va contro un serio pericolo: il non poter andare a scuola, fare didattica a distanza, è problematico per chi sta vivendo quell’età di rapporti più formativi.
Invece, come dico, ci sono quelli che vanno controcorrente – ma non sono mosche bianche: in altri tempi, i giovani che si mettevano in gioco in determinate posizioni erano pochi. Questa solidarietà spontanea che sta venendo fuori è ammirevole. Chi è meno giovane si preoccupa per la salute, ma i giovani, pur avendo preoccupazione, hanno energie che vogliono e devono spendere. Se le spendono in questo modo, allora il Covid non li ha sconfitti. Certi comportamenti virtuosi che in questo periodo sono diventati normali, è bene non spariscano quando torneremo alla normalità. Spero che l’amministrazione possa tornare ad investire sulla cultura e sullo sport, che al momento sono pressoché bloccati.

Ovviamente non possiamo non parlare di politica: nuovo sindaco, nuova giunta ma anche nuovo consiglio comunale che cambia volto rispetto al precedente. C’è una maggioranza formata da una coalizione, invece che una sorta di monocolore. Come leggi questa situazione e cosa auguri per il consiglio comunale?

Che le cose siano cambiate è evidente, non solo per i numeri, ma anche per l’approccio dei gruppi consigliari alla vita amministrativa. Devo dire, in senso oggettivo, il monocolore di una formazione significa che è determinata e organizzata. Dall’altra parte, la maggioranza è formata da più gruppi ed è presenta anche un dibattito – è una cosa che ritengo fisiologica e utile. Quando le posizioni, pur essendo un po’ diverse, riescono a trovarsi in una posizione armonica, significa che si pensa e dialoga insieme. C’è stato qualche problema, questo è stato sotto gli occhi di tutti, derivato dal fatto che l’attuale maggioranza si è trovata di fronte a provvedimenti che non nascevano dalla propria esperienza. Non è una situazione destinata a durare per cinque anni, sono ancora poche. Poi, non è detto che debbano essere viste tutte nello stesso modo: naturalmente nasceranno discussioni all’interno della maggioranza, che condurranno a una maggiore consapevolezza dei risultati.
Il consiglio comunale ha avuto un inizio un po’ vivace, anche questo non è una novità. Se votassero sempre tutti uguale, non capirei perché votare. Dalla metà di gennaio si formeranno le commissioni: due consigliari e alcune che coinvolgeranno anche i cittadini. Mi interessa anche molto vedere come altri possono concorrere alla formazione della politica cittadina. Io confido molto su questo metodo: è laborioso, richiede tempo e riflessioni, ma alla fine conduce a provvedimenti ampiamente condivisi.

Ti piace fare il presidente del consiglio comunale?

Il ruolo di presidente inizia a piacermi: mi obbliga a parlare poco. Non sono diventato un santo tutto d’un tratto – qualche volta mi scappa la battuta, ma a tutti, maggioranza e minoranza. Il fatto di andare in municipio spesso mi gratifica molto.
Spesso mi scrivono consiglieri comunali, una cosa che mi fa piacere – significa che c’è reciproco rispetto.

Qualcosa del ruolo di sindaco ti manca?

No, lo dico sinceramente. Era una stagione diversa. Sono sincero, ho timore che oggi farei più fatica. Mi sono reso conto che è cambiata la mentalità e l’approccio che i cittadini hanno rispetto all’amministrazione. Io ammiro la capacità di assorbire che ha il nostro sindaco, io non ce l’ho – io esplodevo più facilmente. Oggi serve più uno come lui, lo dico perché lo vedo.
Io ho vissuto non so quante nevicate: ero in giro la notte con la panda del comune insieme a Sergio Giacometti, ai tempi il piano della neve era del comune ed era nostra responsabilità. Con questo appalto, invece, i tecnici comunali hanno potere limitato. E’ stata la prima nevicata di rilevanza, quando il personale arriva da lontano e non conosce i luoghi è difficile. Spero non si ripeta: i diritti e doveri dei contratti discendono per gli uni e per gli altri. Da questa vicenda ho tratto anche un’altra riflessione: ci sono i doveri nostri, di cittadini. Se ci lamentiamo che i marciapiedi fanno schifo, non dobbiamo dimenticare che noi stessi dobbiamo provvedere al marciapiede di fronte casa. Il sindaco ha passato giornate in comune e in giro, si è assunto la responsabilità. Speriamo che questo episodio della neve non abbia inciso troppo sulla considerazione che i cittadini hanno dell’amministrazione.

Si sta concludendo il primo giorno del 2021 quali opportunità e sfide vedi per la città di Saronno?

Le sfide di Saronno non sono molto diverse dalle sfide della regione, del paese e dell’Europa. Stiamo vivendo una transizione epocale, da cui possiamo uscire più forti o inizierà il declino. E’ ora di svegliarsi: non siamo più al centro del mondo, ma dobbiamo ancora far valere ciò che abbiamo.
Anni fa il consiglio comunale si teneva tra la sala Aldo Moro e sala Nevera. Quando si usciva da lì, in un modo o nell’altro si vedeva il santuario. Ha 500 anni, un riconosciuto capolavoro: quando l’hanno costruito, i saronnesi facevano il mercato, i contadini, ma conducevano una vita grama. Se sono in grado loro di costruire qualcosa che vediamo ancora oggi, perché non dobbiamo essere in grado noi di far risorgere questa città? A partire da quest’anno, noi abbiamo un’occasione di fare un nuovo rinascimento, in Italia: mettere mano a Palazzo Visconti, ora partirà la costruzione della nuova scuola Rodari, c’è da rivedere un po’ tutto. Le nostre modalità di vita probabilmente cambieranno, magari anche in meglio.
Oggi, com’è tradizione, ho ascoltato il concerto della filarmonica di Vienna, diretto dal direttore d’orchestra Riccardo Muti. Data l’assenza di pubblico, tutte le telecamere sono state concentrate sui musicisti. Significative erano le file dei violini: nelle file sul retro i più giovani, poi l’età aumentava, com’è normale, nelle prime file. Ma i giovani suonavano con passione, che poi è scoppiata con la “Marcia di Radetzky” – vorrei che nella nostra grande comunità iniziassimo a pensare come se fossimo una grande orchestra. Quest’anno abbiamo bisogno di marciare, insieme, spumegganti, con l’obiettivo di tornare a quello che eravamo. Lo dico da presidente comunale ai consiglieri comunali: facciamo la nostra parte bene in concerto.
Vorrei augurare ai saronnesi, e non, di trascorrere queste festività serenamente. Sono convinto che sia l’inizio della nostra marcia.

03012021

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